Diversi studiosi attribuiscono alla narrazione un ruolo e un’importanza fondamentali, sia a livello individuale che culturale. Tra questi, Bruner ipotizza l’esistenza di un pensiero narrativo, di una “sorta di attitudine o predisposizione a organizzare l’esperienza in forma narrativa” (Bruner, 1992). Il pensiero narrativo rappresenterebbe dunque una capacità psicologica propriamente umana, per organizzare l’esperienza e costruire significati condivisi (Bruner,  1986). Esso è basato sui bisogni dell’essere umano di dare forma e senso alla realtà e al proprio agire, di comunicare agli altri i significati colti nell’esperienza, di mettere in relazione passato, presente e futuro; e sulla nostra irriducibile tendenza a rappresentarci gli individui come soggettività dotate di scopi, progetti, emozioni, intenzionalità, valori (Levorato e Nesi, 2001).

Noi tutti abbiamo una storia particolarmente importante che ci raccontiamo, su noi stessi: la nostra "storia di vita", che ci aiuta a organizzare le nostre esperienze e ci da un senso di sé. Ma perché è importante raccontare la tua storia di vita? Possono esserci diverse ragioni, in questa sede ci soffermeremo sulle due ragioni che riteniamo importanti in questa sede.

In primo luogo permette di dare forma e senso alla propria realtà e al proprio agire, comprendere se stessi, i propri comportamenti ed acquisire maggiore consapevolezza.  Ognuno di noi, ha una grande quantità di esperienza da cui attingere. Le nostre lotte e difficoltà, insieme ai nostri successi e sconfitte, ci insegnano lezioni della vita. La nostra esperienza, la nostra forza e la speranza fanno parte della nostra storia unica, ci può sostenere nei momenti più difficili.

La seconda ragione per raccontare una storia di vita è quello di lasciare un segno. Noi tutti vogliamo essere ricordati. Certamente vogliamo essere ricordati per il bene che abbiamo fatto e per i successi significativi nella nostra vita. C'è soddisfazione in una vita ben vissuta. Vivere una vita completamente, sperimentare cosa significa essere vivi e coinvolti nell'aiutare gli altri è una grande cosa. Per condividere con gli altri chi sei, quello che sei e quello in cui credi. Condividere permetterà di passare ad altri ciò che si è appreso. Inoltre, nel raccontare la propria storia di vita, emerge il modo in cui vediamo noi stessi e come pensiamo che gli altri vedano noi. Pertanto, se in passato ti è capitato di autoferirti, prova a scrivere la tua storia, in modo anonimo (usa un nick o  nome finto), prova a descrivere come hai affrontato le tue difficoltà, cosa hai fatto per risolverle come ti sei mosso/a, ed inviala a SIBRIC.it, stiamo creando una nuova area dove inserire le vostre storie, le vostre strategie, in modo da condividere con chi invece ha appena iniziato, ha paura e non sa cosa fare.

Se volete inviare la vostra storia inviatela, privandola di dati personali,  a questo indirizzo mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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Mhf, salve a tutti... La mia storia è una delle tante, io testimonio affinché uno possa in qualche modo sentirsi meno solo...perche' mi sento di farlo e basta e perche' so che che quando ci confrontiamo cresciamo assieme...nulla e' a caso nulla... Da dove partire, non saprei...vediamo se riesco a farmi intendere...

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Ciao, mi chiamo alessandra ho 22 anni e volevo raccontarvi la mia storia di autolesionismo.....ho iniziato quasi per caso quando avevo 12 anni ho fatto un piccolo graffio diciamo quasi per gioco ..poi alle medie mi prendevano in giro e io mi sentivo uno schifo, inutile, autostima a zero....ho continuato poi per non sentire più il dolore che mi portavo dentro, il sangue che vedevo scorrere mi faceva stare bene ma non era così....

Buona sera a tutti mi chiamo veleria ed ho 19anni…ho cominciato a taglirmi 6 mesi fa,ogni volta che lo faccio mi sento più leggera,come se dessi un senso alla mia sofferenza.

Ho 23 anni, e da circa 6 mi taglio sulle braccia. Prima accadeva sporadicamente, ma con tempo è andato tutto peggiorando. Ho sofferto di anoressia da cui sono faticosamente guarita seguendo terapie in ospedale, per poi darmi alla droga con la speranza di dimenticare le violenze fisiche e morali subite negli anni delle superiori.

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