Dalia, 28 anni

Ho scoperto con piacere questo portale, un luogo d'informazione sull'autolesionismo. Non sono un medico, anche se ormai di medici ho una certa esperienza, e quindi continuerò a chiamare la mia malattia con questa italianissima e generica parola: autolesionismo. Ho 28 anni e sono autolesionista da circa 11 anni. Generalmente mi taglio con una lametta (il braccio destro, ma anche l'inguine, la pianta dei piedi e talvolta l'interno della bocca), più raramente mi brucio e mi picchio. Quando prendo quest'ultima strada posso continuare per ore con una modalità ritmica che mi è impossibile arrestare. In passato mi sono provocata, in vari modi, diverse fratture, nessuna di queste eccessivamente gravi. In ogni caso per due anni, quasi ininterrotti, ho dovuto camminare con le stampelle. A un certo punto della mia vita pensavo di avercela fatta: il mio lavoro, un compagno, la serenità di una bella vita… tutto questo sembrava avere avuto riflessi anche sul mio equilibrio interiore. E' bastato che il mio privato incontrasse degli ostacoli, che la mia vita s'incagliasse (niente di drammatico, le solite fratture, salti, rivoluzioni che prima o poi nella vita capitano a tutti) per ricominciare a stare male. Adesso, dopo due anni, sono al punto di partenza con la differenza che ora ho – più di prima – necessità di nascondere la mia sofferenza. Sono in cura da una psichiatra, ma ancora non ho una diagnosi certa. Lei mi ha detto qualcosa del tipo: "quando queste cose prendono le vie biologiche generalmente tendono a peggiorare". Da allora vivo momenti di profondo sconforto e anche se so che non devo, ci sono giornate in cui mi sembra di avere perduto la forza necessaria a ribellarmi. D'altra parte, come molti autolesionisti, prima di avere una crisi mi cullo per giorni con il pensiero di farmi male, con la voglia di provare dolore e anche – ultimamente – d'imbrattarmi di sangue. Senza avere mai avuto pensieri di tipo suicida, ultimamente sempre più spesso penso di guardarmi allo specchio, di tenere la lametta tra le labbra e di stringere fino a vedere il sangue imbrattarmi la bocca e poi il viso. Immagini di questo genere, o anche più cruente, sono ormai una costante delle mie giornate, insieme al terrore di impazzire. Non so se questa testimonianza sia di qualche utilità, ma spero possa esserlo. Ringraziandovi per l'attenzione e incoraggiandovi per il vostro lavoro di ricerca e documentazione, un affettuoso saluto. 

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