Diversi studiosi attribuiscono alla narrazione un ruolo e un’importanza fondamentali, sia a livello individuale che culturale. Tra questi, Bruner ipotizza l’esistenza di un pensiero narrativo, di una “sorta di attitudine o predisposizione a organizzare l’esperienza in forma narrativa” (Bruner, 1992). Il pensiero narrativo rappresenterebbe dunque una capacità psicologica propriamente umana, per organizzare l’esperienza e costruire significati condivisi (Bruner,  1986). Esso è basato sui bisogni dell’essere umano di dare forma e senso alla realtà e al proprio agire, di comunicare agli altri i significati colti nell’esperienza, di mettere in relazione passato, presente e futuro; e sulla nostra irriducibile tendenza a rappresentarci gli individui come soggettività dotate di scopi, progetti, emozioni, intenzionalità, valori (Levorato e Nesi, 2001).

Ho scoperto con piacere questo portale, un luogo d'informazione sull'autolesionismo. Non sono un medico, anche se ormai di medici ho una certa esperienza, e quindi continuerò a chiamare la mia malattia con questa italianissima e generica parola: autolesionismo. Ho 28 anni e sono autolesionista da circa 11 anni.

Generalmente mi taglio con una lametta (il braccio destro, ma anche l'inguine, la pianta dei piedi e talvolta l'interno della bocca), più raramente mi brucio e mi picchio. Quando prendo quest'ultima strada posso continuare per ore con una modalità ritmica che mi è impossibile arrestare. In passato mi sono provocata, in vari modi, diverse fratture, nessuna di queste eccessivamente gravi. In ogni caso per due anni, quasi ininterrotti, ho dovuto camminare con le stampelle. A un certo punto della mia vita pensavo di avercela fatta: il mio lavoro, un compagno, la serenità di una bella vita… tutto questo sembrava avere avuto riflessi anche sul mio equilibrio interiore.

E' bastato che il mio privato incontrasse degli ostacoli, che la mia vita s'incagliasse (niente di drammatico, le solite fratture, salti, rivoluzioni che prima o poi nella vita capitano a tutti) per ricominciare a stare male. Adesso, dopo due anni, sono al punto di partenza con la differenza che ora ho – più di prima – necessità di nascondere la mia sofferenza. Sono in cura da una psichiatra, ma ancora non ho una diagnosi certa. Lei mi ha detto qualcosa del tipo: "quando queste cose prendono le vie biologiche generalmente tendono a peggiorare".

Da allora vivo momenti di profondo sconforto e anche se so che non devo, ci sono giornate in cui mi sembra di avere perduto la forza necessaria a ribellarmi. D'altra parte, come molti autolesionisti, prima di avere una crisi mi cullo per giorni con il pensiero di farmi male, con la voglia di provare dolore e anche – ultimamente – d'imbrattarmi di sangue.

Senza avere mai avuto pensieri di tipo suicida, ultimamente sempre più spesso penso di guardarmi allo specchio, di tenere la lametta tra le labbra e di stringere fino a vedere il sangue imbrattarmi la bocca e poi il viso. Immagini di questo genere, o anche più cruente, sono ormai una costante delle mie giornate, insieme al terrore di impazzire. Non so se questa testimonianza sia di qualche utilità, ma spero possa esserlo.

Ringraziandovi per l'attenzione e incoraggiandovi per il vostro lavoro di ricerca e documentazione, un affettuoso saluto.

Ciao sibric…sono una ragazza di 17 anni…quasi 18 in realtà.

E' da circa 6 mesi che ho cominciato a tagliarmi sulle braccia…sono contenta di aver trovato delle utili informazioni su questo sito e su degli altri (anke se penso sia ancora poco conosciuto questo fenomeno). Non ho mai avuto un rapporto con i miei genitori, praticamente vivo sotto lo stesso tetto ma da sempre non ho instaurato un feeling particolare con loro.

Cmq penso siano problemi che qualsiasi adolescente ha perciò non mi sono mai preoccupata troppo. In seguito poi a vari avvenimenti come la morte di vari amici miei e di parenti, i continui e sempre più frequenti litigi in particolare con mio papà, la tendenza ad addossarmi la sofferenza degli altri, sono stata portata a incidermi la pelle. Veramente non avevo mai pensato all'autolesionismo come sfogo ma dopo essere venuta a sapere che una mia amica lo faceva e dopo essere stata perfino contraria a questo fenomeno ho comiciato anche io a tagliarmi.

Adesso lo faccio anche senza motivo e quando lo faccio non sono totalmente cosciente, si insomma mi rendo conto dopo un pò di quello che sto facendo o che ho fatto. Ultimamente le cause più frequenti che mi portano a tagliarmi sono un opprimente senso di inutilità, la solitudine, il senso di vuoto dentro e intorno a me e a volte anche la mancata attenzione degli altri nei miei confronti, quando mi sento ignorata.

Generalmente mi taglio sulle braccia e in questo periodo mi sto un pò preoccupando per l'arrivo dell estate…il fatto di dover andare in giro con le maniche corte implica il fatto che non potro' più tagliarmi o almeno non più sulle braccia…questa cosa mi preoccupa innanzitutto perchè le persone che sanno che mi taglio sono 4 ed i miei; e poi perchè soffro di vere e proprie crisi di astinenza…quando so che non posso tagliarmi x un certo periodo magari anche solo perchè devo fare ginnastica mi viene l'angoscia… dopo essermi tagliata invece provo quel senso di sollievo da tutti i pensieri negativi… sento la necessità di farmi del male fisico in modo che questo sovrasti quello interiore..oddio ho voglia di tagliarmi…."

Ho 23 anni, e da circa 6 mi taglio sulle braccia. Prima accadeva sporadicamente, ma con tempo è andato tutto peggiorando. Ho sofferto di anoressia da cui sono faticosamente guarita seguendo terapie in ospedale, per poi darmi alla droga con la speranza di dimenticare le violenze fisiche e morali subite negli anni delle superiori.

All'età di 16 anni, dopo essere sempre stata coccolata da mia madre e riempita delle sue attenzioni, ho scoperto che nel frattempo lei portava avanti una storia con un altro uomo, un amico di mio padre. Sono stata abbandonata completamente. Ha cominciato a comportarsi come una ragazzina mettendo da parte ogni mia sofferenza per pensare alle sue uscite in cui tornava puzzando di vino e felice per i rapporti appena avuti col suo amante.

Mio padre è entrato in depressione, per coprirla ho sempre negato l'esistenza di un esterno nella nostra famiglia. Ho passato molti periodi a bere a dismisura finchè, visto il mio comportamento, i miei hanno deciso di portarmi da uno psichiatra. Sono entrata in una spirale perversa, fatta di tagli sempre più peggiori e frequenti.

Mi hanno messo 50 punti sulle braccia, e sono stata ricoverata d'urgenza per aver ingurgitato una dose smisurata di psicofarmaci.
Da tre anni sono ormai in cura, e pare che le cose, anche se lentamente, stiano migliorando. Ma vivo in maniera troppo scostante e contraddittoria, l'unica diagnosi che mi hanno fatto è disturbo DOC e disturbo istrionico di personalità .

Spero che il mio racconto possa aiutare a capire che non si è soli. Molta gente soffre, solo lo maschera bene.

Grazie a tutti…

Buona sera a tutti mi chiamo veleria ed ho 19anni…ho cominciato a taglirmi 6 mesi fa,ogni volta che lo faccio mi sento più leggera,come se dessi un senso alla mia sofferenza.

Ho avuto una vita complicata fin dall’infanzia,un padre violento ed una madre che soffre di depressione a causa della violenza subita..in questi anni ho sempre represso tutto,tenuto dentro..comincia a tagliarmi xkè a 18 presi la decisione di andare via di casa dato che mio padre era arrivato al punto di picchiare anche me violentemente..presi questa decisione ma mi sentii anche in colpa x aver lasciato mia madre in più come se nn bastasse mi ero appena lasciata cn il mio ragazzo cn cui stavo da 1 anno…

Mi sentivo sola e amareggiata..andai in bagno in preda ad una crisi e presi un rasoio x fare la barba e lo ruppi,presi una delle lamette e me la portai in camera..il senso di appagamento era come se mi riempisse l’anima..purtroppo nn è stata l’unica volta,ogni volta mi promettevo che eraa l’ultima..ma nn ce la facevo,il bisogno era troppo forte…sn 2 mesi k nn lo faccio e guardandomi allo specchio mi rendo conto di essermi distrutta da sola..m sn rovinata un braccio..questa è la prima volta che lo racconto a qualcuno e credo se ce la farò di chiedere aiuto a qualcuno…

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Ciao, mi chiamo alessandra ho 22 anni e volevo raccontarvi la mia storia di autolesionismo.....ho iniziato quasi per caso quando avevo 12 anni ho fatto un piccolo graffio diciamo quasi per gioco ..poi alle medie mi prendevano in giro e io mi sentivo uno schifo, inutile, autostima a zero....ho continuato poi per non sentire più il dolore che mi portavo dentro, il sangue che vedevo scorrere mi faceva stare bene ma non era così....

quando vedevo le cicatrici sul mio braccio mi vergognavo di quello che avevo fatto e non chiedevo aiuto mi sentivo sempre più sola...non avevo molti amici mi isolavo da tutto e da tutti.L'unica che sapeva del mio "problema" era la mia mamma e in un certo senso mi aiutava a non farmi più del e per un periodo di circa un anno non l'ho più fatto...però poi nel 2013 hanno abusato di me e la ho ricominciato ad autolesionarmi ed una volta mi sono tagliata più forte e ho perso molto sangue e sono stata tanto male.....nel 2011 è morta mia mamma e la continuavo a farmi del male...poi ho avuto problemi con l'alcool che poi ho superato...sono andata da uno psichiatra che mi ha aiutato molto ora per fortuna ho smesso sia con l'autolesionismo che con l'alcool con il fumo anche se ogni tanto sono tentata quando ho dei momenti un pò giù di farmi del male....

GRAZIE PER L'ATTENZIONE

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Mhf, salve a tutti... La mia storia è una delle tante, io testimonio affinché uno possa in qualche modo sentirsi meno solo...perche' mi sento di farlo e basta e perche' so che che quando ci confrontiamo cresciamo assieme...nulla e' a caso nulla... Da dove partire, non saprei...vediamo se riesco a farmi intendere...

Tutti mi conoscevano fuori come una persona allegra vivace, la mattacchiona e la "diversa" della classe quando andavo a scuola...
Tutto è iniziato in terza media, da quando ho imparato a guardarmi attorno ed accorgermene di questa cruda realtà... non ricordo molto delle elementari nemmeno dell' infanzia... so soltanto che sin dall' inizio sono stata presa in giro per il mio modo di comportarmi, per il fatto che adoravo le cose da maschio e giocavo solo con loro, tuttora a distanza di anni i maschi mi considerano una di loro... infatti scherzavano, ci spingevamo e ci facevamo guerra come se niente fosse, a volte dimenticavano che peso meno di 50 kg e sono piccola di statura e capita che mi davano una spinta e mi scaraventevano dall' altra parte come se niente fosse...potrei riderci sopra.

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